Giovani oltre gli stereotipi

di Carlo Buzzi

Da qualche mese è stato pubblicato, sulla rivista Welfare & Ergonomia, un fascicolo monografico dal titolo emblematico “Giovani oltre gli stereotipi”. I cambiamenti che hanno caratterizzato negli ultimi decenni le società occidentali hanno contribuito a creare un mondo in continua e rapidissima evoluzione nel quale le generazioni modificano incessantemente condizioni di vita, bisogni, motivazioni. Rispetto al passato è stata soprattutto la popolazione giovanile a manifestare le più ampie e visibili tendenze evolutive dal punto di vista demografico, economico, sociale e culturale.

Nei primi tre ambiti molti sono gli studi che hanno messo in evidenza la ricaduta sulle nuove generazioni; nel quarto, ovvero quello che concerne gli aspetti culturali, le analisi si sono invece sovente fermate alla descrizione dei fenomeni, ma i tentativi di riflessione critica sulla cultura giovanile come effetto delle trasformazioni strutturali o sociali sono piuttosto carenti. Questa considerazione di partenza sottolinea in particolare la difficoltà di leggere i fenomeni culturali che si sviluppano nelle nuove generazioni dal momento che – nonostante le apparenze che si manifestano in alcuni ambiti – i giovani non sono un gruppo omogeneo ed indistinto. Piuttosto la popolazione giovanile appare connotata da una forte variabilità interna, spesso invisibile agli occhi dell’adulto, che dà vita e diffusione ad immagini superficiali e stereotipate.

I contributi presentati nel fascicolo, che rispondono a queste questioni, sono stati suddivisi in tre sezioni al cui interno, pur senza una stretta omogeneità, si individuano percorsi di ricerca su temi ed ambiti concettuali caratterizzati da una certa convergenza. Così il primo gruppo di articoli – Trasformazioni, ridefinizioni, identità   – insiste sui processi di acquisizione progressiva ed estensiva dell’identità individuale e sociale, il secondo – Periferie, resilienze, scelte di vita – sugli atteggiamenti e i comportamenti in grado di affrontare contesti o situazioni difficili che danno luogo a scelte di vita particolari, il terzo – Scienza, fiducia, incertezze – sui sentiment giovanili verso la scienza, fattore che ha un forte impatto su molti aspetti quali l’idea di progresso tecnologico, il rapporto con le istituzioni, il concetto di salute, l’origine dell’uomo.

Gli obiettivi trasversali sono quelli tesi ad intercettare le svariate forme attraverso le quali giovani oggi si presentano al di là delle immagini stereotipate, spesso veicolate dai media, dove domina una narrazione formale che pone le nuove generazioni al centro di un dibattito fittizio (con un’enfasi sui «giovani come futuro») quando vi  è una realtà sostanziale che emargina i giovani e che ne disattende i diritti sociali: da quelli formativi a quelli del lavoro, da quelli della casa a quelli a supporto dei nuovi nuclei familiari.

L’Istituto IARD ha collaborato massicciamente alla realizzazione del fascicolo: curatore è Carlo Buzzi – coordinatore del Comitato Scientifico dell’Istituto – mentre significativa è la presenza di co-autori di alcuni articoli membri del Comitato stesso (Maria Grazia Gambardella, Stefania Leone, Andrea Rubin) o con un passato di ricercatore nell’Istituto (Simona Guglielmi).

La rivista Welfare & Ergonomia, in collaborazione con Università o enti di ricerca locali, sta organizzato dei seminari a libera partecipazione che illustrano il fascicolo. Il primo appuntamento è previsto a Ferrara il 15 ottobre presso il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università (si veda qui accanto il dépliant di presentazione). Seguirà l’8 novembre un seminario a Trento presso La Fondazione Franco Demarchi.

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