Giovani donne e discipline STEM: un rapporto complesso

close up of hands

di Francesca Sartori

È noto che persiste una forte asimmetria nelle scelte scolastiche e universitarie di ragazze e ragazzi: le prime scelgono maggiormente percorsi umanistici e i secondi prediligono materie tecnico-scientifiche, le cosiddette STEM. Semplicisticamente si potrebbe spiegare questo fenomeno attribuendolo ai diversi interessi di maschi e femmine.

Non ci si può però fermare alla superficie del problema dato che la scelta del percorso di studio ha effetti concreti e significativi sull’entrata nel mondo del lavoro e sulla futura professione. Gli studi   tecnico-scientifici – rispetto agli indirizzi umanistici –  offrono  maggiori opportunità  di trovare un’occupazione, di ricoprire figure professionali più ricercate dalle aziende e ottenere condizioni retributive migliori mettendo così in evidenza una disuguaglianza di genere a svantaggio delle donne che, oltre ad essere meno occupate[1] sono relegate in professioni che hanno scarse possibilità di fare carriera, svolgono lavori spesso precari e part-time e di conseguenza hanno redditi più bassi.

In generale le ragazze scelgono in misura sensibilmente inferiore dei coetanei i corsi di laurea STEM ma è soprattutto in ambito ICT che la presenza femminile è veramente esigua[2]. È stato dimostrato come il fenomeno abbia un’origine soprattutto culturale: nella nostra società è largamente diffusa la convinzione che le discipline STEM indirizzino verso occupazioni poco adatte alle donne. Entrano in gioco dunque degli stereotipi che porterebbero molte ragazze, a rinunciare a realizzare i propri progetti di studio e di futuro lavorativo a cui potenzialmente si sentirebbero portate orientandosi verso percorsi socialmente ritenuti più adatti a rappresentare “innate abilità femminili”.

Questa situazione non solo agisce a discapito della libertà di scelta e del benessere futuro delle giovani donne ma produce danni anche al mercato del lavoro privandolo dell’apporto di risorse e di talenti[3] che darebbero un aiuto consistente al nostro Paese per poter competere con altre realtà più avanzate in varie tecnologie come robotica, elettronica, automazione, ricerca.

Come si può intervenire per ridurre questo scarto di genere?

Per prima cosa si dovrebbe agire sul piano culturale limitando la valenza degli stereotipi e dei pregiudizi sulle attitudini femminili e maschili che si radicano già nella primissima età attraverso i processi socializzativi familiari. Ma è nella scuola primaria e secondaria (e forse anche già nella scuola dell’infanzia) che si dovrebbero giocare le opportunità di cambiamento. Sia nel coinvolgimento dei genitori in operazioni di sensibilizzazione sull’importanza che le materie STEM possono avere sul futuro professionale delle loro figlie, sia in un rapporto formativo tra insegnanti e studentesse che sappia valorizzare le competenze tecnico-scientifiche anche in funzione delle scelte occupazionali.

Appare scontato che questo specifico ruolo assegnato agli insegnanti e alle insegnanti della scuola di ogni ordine e grado sia sostenuto da una nuova esplicita politica scolastica che agisca sia nella formazione iniziale del corpo insegnante che negli aggiornamenti in itinere allo scopo di creare un ambiente positivo che valorizzi le capacità delle ragazze e le incoraggi ad esplorare le materie scientifiche senza timori o pregiudizi.

Alcuni elementi di base sono facilmente riassumibili:

  • avvicinare le ragazze alle materie scientifiche adottando un approccio coinvolgente e stimolante;
  • far conoscere figure femminili di successo nel campo scientifico per ispirare le studentesse ad immedesimarsi in quei ruoli;
  • creare ambienti di apprendimento inclusiviin modo che tutte le ragazze portate per le materie scientifiche si sentano accolte e valorizzate;
  • utilizzare esempi concreti e applicazioni pratiche, collegando le materie scientifiche alla vita quotidiana per aumentare l’interesse delle studentesse;
  • preferire attività pratiche ed esperienze pratiche che rendano la scienza e la tecnica più interessanti e comprensibili;
  • incoraggiare la curiosità e il pensiero critico stimolando domande, discussioni e progetti personali per sviluppare entusiasmo e autonomia;
  • offrire opportunità di mentoring per studentesse nel settore scientifico utili per rafforzare la fiducia in sé stesse

E infine, oltre ad agire su famiglia e scuola, sarebbero necessari interventi strutturali rispondendo ad un obiettivo strategico già dell’Unione Europea ma che nel nostro Paese appare largamente disatteso: quello di fornire alle giovani donne incentivi concreti nei settori della formazione tecnico-scientifica[4]. È chiaro che questo traguardo può essere raggiunto solamente con la creazione di strumenti e meccanismi ad hoc.


[1] Il tasso di occupazione femminile in Italia è del 57,6% contro il 76,8% di quello maschile (dati ISTAT 2024 su popolazione di 20-64 anni). La minore presenza delle donne italiane nel mercato del lavoro non è solo notevolmente inferiore a quella dei loro connazionali maschi ma anche a quella delle donne europee che risultano occupate per il 71,0% (dato Eurostat 2024 su popolazione di 20-64 anni per UE27)

[2] Tra gli iscritti a corsi STEM solo il 39% sono donne, al loro interno tra i corsi ICT le donne scendono addirittura al 16%

[3] La maggiore presenza femminile rispetto a quella maschile tra gli iscritti e i laureati ha ormai raggiunto un rapporto di 3 a 2. Inoltre le ragazze si laureano in tempi più brevi e con voti migliori, per contro i ragazzi mostrano tassi di abbandono degli studi universitari più elevati.

[4] Solo recentemente sulla base delle risorse rese disponibili dal PNRR, con il Decreto Ministeriale n. 184 del 15 settembre 2023 sono state adottate le Linee guida per le discipline STEM. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso il suo Ufficio Relazioni con il Pubblico ha diffuso un breve documento con le Linee guida, emanate per introdurre nel piano triennale dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche azioni dedicate a rafforzare le competenze matematico-scientifico-tecnologiche e digitali attraverso metodologie didattiche innovative. Dei persistenti squilibri di genere in questo campo si fa solo cenno di sfuggita e nelle Linee guida non appaiono azioni specificatamente rivolte alle giovani donne. Cfr. MIM, Linee guida per le discipline STEM

https://mim.gov.it/documents/20182/0/linee_guida_stem-stampa.pdf/c9144007-9a2b-3424-acf0-8995165b7ac2

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