L’esperienza del Servizio Civile Universale come crescita personale. Sullo sfondo, la motivazione sociale

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di Carlo Buzzi

Nella seconda edizione dell’indagine che l’Istituto IARD conduce annualmente sui ragazzi e le ragazze partecipanti al Servizio Civile Universale (SCU) in alcune aree interne del Meridione emergono, tra i molti risultati che rispecchiano la peculiarità socio-territoriale del campione coinvolto, altri dati particolarmente interessanti che mostrano, con tutta probabilità, tendenze che appartengono ai giovani del Servizio Civile al di là della regione di residenza.

Ad esempio la motivazione principale addotta alla decisione di aderire ad un’esperienza di SCU mostra il prevalere di questi tratti in ordine di importanza:

  • il contributo alla crescita personale
  • l’acquisizione di competenze professionali
  • un’occasione di accompagnare la fine del percorso di studi o la ricerca di una occupazione guadagnando qualcosa
  • lo svolgimento un’attività che fosse di utilità al territorio
  • avere un orientamento alle scelte lavorative
  • la possibilità di fare nuove conoscenze

Pur nella consapevolezza che il processo che concorre alla formulazione di una scelta come questa può essere il risultato di una convergenza di più fattori, è comunque evidente constatare (cfr. tab.1) come la dimensione della crescita (accomunando quella personale, quella professionale e la valenza orientativa dell’esperienza) è di gran lunga prevalente; quasi i due terzi dei giovani intervistati fa riferimento ad essa per spiegare le ragioni di aver scelto di partecipare al Servizio Civile. Quasi un quarto dei giovani esprime invece come prioritaria una motivazione di attesa strumentale (ad esempio, aspettando di concludere gli studi o di finalizzare la ricerca di un’occupazione, il SCU rappresenta un’ottima occasione per guadagnare qualche soldo). La dimensione dell’impegno sociale che vede il Servizio Civile come esperienza utile alla comunità non appare prioritaria essendo indicata come motivo principale all’adesione da una ristretta minoranza.

Tab.1 La dimensione motivazionale della scelta di aderire al Servizio Civile Universale

Dimensioni motivazionaliFemmineMaschiIn totale
Crescita (personale, professionale e orientamento)66,655,4  61,9
Attesa strumentale (durante gli studi o in cerca di lavoro)21,025,022,7
Impegno sociale (volontariato e utilità per la comunità)7,712,29,5
Socialità e altro4,67,45,9
Totale100,0100,0100,0

Un altro aspetto è da sottolineare. Pur se per un giovane o una giovane l’esperienza del Servizio Civile Universale non può essere omologata ad una forma di partecipazione associazionistica orientata unicamente a scopi di utilità sociale, vi sono tuttavia alcuni punti di contatto tra questi due ambiti partecipativi. Innanzitutto derivano entrambi da una scelta di adesione non obbligata, e quindi comportano in sé una dimensione motivazionale non trascurabile; in secondo luogo la loro azione è tesa a rispondere ad alcune necessità collettive al di fuori di logiche economiche di mercato, e dunque possono potenzialmente essere sostenute da una qualche carica ideale; infine rappresentano due sistemi organizzati di relazioni sociali, offrendo esperienze significative per l’identità delle persone. Si sarebbe dunque potuto ipotizzare che tra i partecipanti al Servizio Civile vi fossero molti giovani provenienti da associazioni. Invece l’80% dei giovani appare del tutto privo di esperienze associazionistiche pregresse oppure, se le hanno avute in passato, in seguito le hanno abbandonate; del 20% di chi risultava attivo al momento di entrare nel Servizio Civile la metà dichiara livelli di frequenza bassi e poco costanti.  

Se questi ultimi dati vengono letti insieme a quelli illustrati precedentemente e che vedono la motivazione sociale alla base dell’adesione al Servizio Civile propria di una relativamente esigua élite di giovani, possiamo convenire che le istanze orientate alla collettività e al territorio siano in genere subordinate ad altre più personali. Ciò non toglie che il Servizio Civile Universale, pur attraendo giovani interessati alla loro crescita professionale, possa comunque essere considerato un’utile strumento istituzionale finalizzato anche alla promozione di forme di impegno sociale sia avvicinando alla cittadinanza attiva chi non aveva mai svolto alcuna attività all’interno di associazioni, sia rivitalizzando queste forme di impegno e partecipazione giovanile per coloro che le avevano, nel tempo, abbandonate.

Per approfondimenti consultare l’edizione 2022-23 del ReportSeconda Indagine sui giovani e sulle giovani del sud Italia impegnati/e nel Servizio Civile Universale Immagini del futuro: lavoro, mobilità, atteggiamenti verso la vita” a cura di Andrea Iorio (immagini del lavoro futuro, appartenenza territoriale, mobilità), Marianna Musmeci (valori e atteggiamenti verso la vita, rapporto con il futuro) e Carlo Buzzi (profilo socio-anagrafico, motivazione all’adesione).

About the Author

Carlo Buzzi

Docente presso l’Università degli studi di Trento in quiescenza, Coordinatore Comitato scientifico IARD

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