Riflessioni sulla cultura dell’addiction in adolescenza

people dancing inside building

di Carlo Buzzi

Mercoledì 13 marzo sono stato convocato per un’audizione in videoconferenza dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza composta da Senatori e Deputati della corrente legislatura nell’ambito dell’indagine conoscitiva “Sul degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori, con focus sulla diffusione di alcool, nuove droghe, aggressività e violenza”. Quel che segue è un abstract della parte iniziale di quanto ho presentato.

I dati raccolti dall’Istituto IARD e da Laboratorio adolescenza – che da anni conducono un’indagine nazionale sui trend evolutivi degli atteggiamenti e dei comportamenti adolescenziali – hanno rilevato, come del resto si desume anche da molte altre ricerche nazionali e locali, un costante incremento dei comportamenti a rischio tra la popolazione giovanile: aumenta l’abuso di bevande alcoliche come aumenta il consumo di sostanze psicotrope legali ed illegali.

I fenomeni sottostanti sono questi:

  • si sta espandendo la cultura dell’addiction, ovvero quell’orientamento alla sostanza che “ti dà qualcosa di più”. Tuttavia l’addiction non riguarda solo le sostanze ma sono in crescita anche altre tipologie di dipendenze comportamentali tra i giovani come il gambling, la pratica di sport estremi, la guida spericolata su strada o quant’altro.
  • si manifesta una sottovalutazione culturale del rischio che determina l’aumentodell’accettabilità, più o meno consapevole, del rischio stesso il quale, lungi dal mantenere la tradizionale valenza negativa di disvalore, ha assunto una connotazione positiva tanto da essere ricercato in quanto tale, orientamento che spiegherebbe l’estensione di comportamenti pericolosi.
  • ci troviamo di fronte ad un cambiamento del concetto di salute:in segmenti significativi della popolazione giovanile si nota il passaggio da una concezione internalistica della salute (cioè la mia salute dipende in buona misura da me, da cosa faccio e da come mi comporto) a una concezione esternalistica (la mia salute dipende da agenti esterni che non posso controllare oppure dal caso, dalla fortuna). In questo ambito alcuni giovani si dimostrano pertanto fatalisti.

Diffusione della cultura dell’addiction, accettabilità del rischio, concezione esternalistica della salute sono effetti. Quali sono le cause? Se ne possono rintracciare alcune tra le tendenze evolutive della cultura giovanile, tendenze già registrate diversi anni fa ma che continuano ad implementarsi nel tempo.

In sintesi:

  • la frammentazione etica: la mancanza di modelli forti di riferimento fa sì che i valori si siano, per così dire, relativizzati e frammentati, mantenendo la loro importanza solo all’interno di ambiti relazionali ben circoscritti. Passando da un ambito ad un altro i valori cambiano e il giovane si adatta. Si spiega così l’assunzione di atteggiamenti e la manifestazione di condotte fortemente disomogenee a seconda dell’ambito esperienziale e del momento contingente: ciò che vale qui non vale là e viceversa. Si impongono canali a doppia moralità i giovani d’oggi sono in grado di aderire – senza apparente contraddittorietà – a plurimi sistemi di valori così, ad esempio, si può essere perfettamente integrati in famiglia e a scuola ma del tutto trasgressivi con gli amici senza peraltro sentirsi tali: è normale che con gli amici si facciano certe cose come fumare uno spinello, azione non vissuta come comportamento che trasgredisce una norma perché perfettamente legittimata nell’ambito dei gruppi dei pari.
  • la proiezione nel presente: in un mondo incerto, caratterizzato da rapidi ritmi di trasformazione, il futuro appare per molti versi sempre più difficile da prevedere; emergono così orientamenti al pragmatismo che privilegiano obiettivi a breve termine. Vivere nel presente è un tratto tipico della gioventù odierna che facilita orientamenti edonistici basati sul piacere.
  • la reversibilità delle scelte: ogni comportamento e ogni scelta viene considerata revocabile; nulla deve apparire irreversibile in una società incerta e contraddittoria; si possono così accettare rischi e pericoli, perché visti in chiave contingente e temporanea. Poter retroagire dalle proprie decisioni aiuta la diffusione di comportamenti esplorativi, una certa onnipotenza del proprio agire e, soprattutto, la sottovalutazione del rischio (so che la droga fa male ma quando voglio smetto)

In conclusione proiezione nel presente, relatività valoriale, reversibilità delle scelte facilitano la diffusione dei comportamenti di addiction inducendo il giovane individuo ad evitare di assumersi responsabilità personali e sociali. Se poi cade il nesso logico-razionale che lega la propria salute con i propri comportamenti, anche la percezione del rischio subisce profonde trasformazioni e tende a sottovalutare le condizioni di pericolo.

About the Author

Carlo Buzzi

Docente presso l’Università degli studi di Trento in quiescenza, Coordinatore Comitato scientifico IARD

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