Una riflessione sulle politiche giovanili in un’ottica di genere

group of people watching on laptop

Una priorità per chi si occupa di politiche giovanili è quella di aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere e riflettere sulle disparità di genere presenti nella società sia di tipo strutturale che culturale. Un esercizio utile è quello di analizzare in modo critico stereotipi, pregiudizi, luoghi comuni che inducono soprattutto le giovani donne a seguire percorsi prestabiliti, accettando vincoli ritenuti naturali in quanto derivati dai ruoli a loro assegnati dalla biologia e dalla società.

Tuttavia l’approccio di genere alle politiche giovanili richiede di agire nella consapevolezza che quello dei giovani è un universo differenziato primariamente in base alla distinzione donna-uomo; è quindi necessario offrire prospettive non condizionate dalle cosiddette “gabbie di genere”, concedendo una particolare attenzione alle giovani che devono scontare un passato che ha ostacolato la loro partecipazione e un presente che le rende insicure delle proprie potenzialità e diffidenti nello spendersi in attività dove mentalità tradizionali, regole e modelli organizzativi continuano ad essere preminentemente maschili.

In altre parole se s’intende ridurre le disuguaglianze di genere è centrale:

  • dare sostegno ad un processo socializzativo concretamente paritario agendo sulle relazioni tra pari attraverso iniziative di tipo ricreativo e culturale (artistico, musicale, ludico ecc.) che consentano una conoscenza reciproca tra i sessi;
  • prevedere interventi indirizzati ai genitori per far capire loro l’importanza di uscire dagli schemi tradizionali e di proporre modelli educativi innovativi che consentano alle giovani di costruire una forte identità di genere al di là degli stereotipi e dei pregiudizi;
  • sensibilizzare al protagonismo femminile che, nella società attuale, tende ad essere soffocato o comunque subordinato a quello maschile in modo da attivare percorsi autonomi di pensiero e di azione stimolando le giovani donne a partecipare alla vita di comunità per renderle consapevoli dell’importanza di difendere attivamente i propri diritti;
  • fornire occasioni che sviluppino la libera iniziativa e la creatività delle ragazze e permettano altresì di acquisire competenze (ad esempio di tipo organizzativo ma anche manuale) e nuovi skills richiesti dal mercato; 
  • supportare le giovani nelle scelte importanti quali quelle relative al percorso scolastico e universitario anche attraverso interventi extrascolastici di orientamento per superare gli stereotipi ricorrenti incoraggiandole ad intraprendere percorsi considerati tradizionalmente più adatti ai maschi come ad esempio studi in materie Stem che portano peraltro a lavori più prestigiosi e remunerativi rispetto a quelli umanistici in genere preferiti dalle ragazze;
  • sostenere le giovani diplomate o laureate fornendo loro strumenti pratici, utili nell’inserimento nel mondo del lavoro ambito che le vede particolarmente svantaggiate;
  • favorire l’empowerment femminile, raggiungibile attraverso iniziative che promuovano la partecipazione attiva delle donne nella società, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro favorendo l’imprenditorialità femminile attraverso programmi di sostegno e formazione, incoraggiando le donne ad affrontare percorsi che portino a ruoli apicali di leadership.

Oltre a queste linee di azione vi sono altri aspetti che le politiche giovanili particolarmente attente al genere dovrebbero prendere in considerazione ed essere inseriti nei progetti di intervento. Ad esempio agendo sui maschi ai fini della prevenzione della violenza di genere veicolata attraverso comportamenti, atteggiamenti, linguaggi offensivi e sessisti quando non esplicitamente violenti. Importante è anche la divulgazione dell’uso corretto, responsabile e consapevole dei social media in modo che possano essere minimizzati fenomeni assai preoccupanti quali il cyberbullismo, lo stalking digitale, il revenge porn che incidono gravemente sulla salute mentale e il benessere di che ne è oggetto.

Altro elemento da non dimenticare è quello della prevenzione degli effetti negativi di comportamenti (legate ai disturbi alimentari, all’autolesionismo o alle mode estreme) che possano mettere a rischio la salute e l’incolumità delle giovani donne. E ancora azioni più concrete che rispondano a bisogni primari spesso non espressi come la salute sessuale e riproduttiva in base alle loro scelte e ai loro orientamenti con l’obiettivo di fornire informazioni accurate sull’accesso ai servizi che rispondono a tali questioni (test per le malattie sessualmente trasmissibili, consulenze sulla contraccezione, promozione di comportamenti responsabili e consapevolezza sulla sessualità). A tal proposito, infine, non può essere sottaciuta la necessità di inserire azioni tese allo sviluppo della sensibilità relativa alla diversità, tenendo conto delle molteplici identità di genere che vanno oltre la tradizionale dicotomia uomo-donna; in questo contesto è importante che le politiche siano attente agli orientamenti sessuali e al background culturale, per assicurare che tutte le giovani e i giovani abbiano accesso a informazioni e servizi appropriati alle loro necessità.

Per concludere si sottolinea la rilevanza della promozione, anche all’interno delle politiche giovanili, del gender mainstreaming ossia quella strategia, ampiamente riconosciuta anche dalle più note istituzioni internazionali, che mira a dare impulso e a favorire le pari opportunità di genere. Tale prospettiva pone un’attenzione sistematica alle diverse condizioni, esigenze, priorità femminili e maschili in tutti i campi del sociale, enucleando i diversi effetti che interventi politici, legislativi, economici e culturali possono avere su donne e uomini. Questo principio porta ad un modello di governance inclusivo basato sulla equità di genere. Un modello che dovrebbe prevedere sia azioni che provengono dal basso (ovvero dai giovani stessi) sia interventi pensati e organizzati dall’alto (vale a dire da amministratori, operatori ed educatori) in un sistema dunque bidirezionale bottom-up e top-down. Si potrà così cogliere un’occasione per migliorare i rapporti tra le generazioni e fornire risposte adeguate in particolare ai giovani utenti da parte delle istituzioni locali e nazionali, all’interno delle cooperative e delle associazioni che lavorano con e per loro.

Bibliografia

Biemmi I. Leonelli.S., Gabbie di genere, Rosenberg & Sellier 2017

Sartori F., Politiche giovanili in una prospettiva di genere in Ricercazione, Erikson vol.2, n.2 2010

Sartori F., Differenze e disuguaglianze di genere, il Mulino, Bologna, 2009

About the Author

Lascia un commento

You may also like these