CARCERE E MISURE ALTERNATIVE – IL PROGETTO A.R.I.A.

Il quadro che Open Polis ha presentato nel novembre 2016 dell’applicazione delle misure alternative al carcere in Italia è critico. Nel nostro Paese la maggioranza dei condannati finisce in carcere (55%), in Germania sono solo il 28%, il 30% in Francia, il 36% in Inghilterra e Galles e il 48% in Spagna.  Queste misure extracarcerarie inoltre  spesso si riducono a una sanzione alternativa più che a uno strumento effettivo di rieducazione. È il caso dei lavori di pubblica utilità, cui si ricorre quasi esclusivamente (94%) per i reati del codice della strada.

Nonostante un miglioramento  rispetto al quinquennio precedente, dovuto ance ad una riforma di legge volta ad incentivare le pene alternative, la situazione nel nostro Paese rimane difficile, anche considerando l’apparentemente incurabile male del sovraffolamento delle nostre carceri. In direzione di un cambio di tendenza è andato il  progetto A.R.I.A. (Accoglienza, Relazioni, Inserimento lavorativo e Abitazione), iniziato nel 2011 e concluso nel settembre 2013,  finalizzato a favorire l’accesso alle misure alternative alla detenzione nella Provincia di Milano.

A&I scs, Onlus impegnata sui temi del contrasto all’esclusione sociale, è stata capofila dell’intervento che ha coinvolto una fitta rete di partner nelle sue diverse fasi.

L’area interessata dal progetto offre una articolata rete di Servizi e possibilità di supporto alle persone in esecuzione penale, sia con interventi pubblici, sia tramite azioni del privato sociale e del volontariato, nonostante questo, da tempo si è a conoscenza delle difficoltà di interrompere un circolo vizioso, che non consente una corretta applicazione delle normative, che prevedono entro i tre anni di condanna, di scontare la pena direttamente in misura alternativa alla detenzione intramuraria. Ciò fa sì che molte persone, soprattutto giovani devianti, entrino in contatto con il mondo carcerario, complicando quindi un possibile percorso virtuoso di reinserimento sociale. Questo fenomeno interessa ancor più la Regione Lombardia, dato che è la regione di Italia con il maggior numero di ingressi in strutture penitenziarie direttamente dalla libertà.

L’obiettivo del progetto era costituire un sistema di buone prassi relative al supporto psicologico ed educativo, al reinserimento lavorativo, sociale e abitativo dei detenuti, che offrisse loro la possibilità di non entrare in contatto con la realtà carceraria, ma di scontare la pena esternamente agli Istituti, attraverso un servizio di accompagnamento ed educativo in grado di elaborare un progetto di vita compatibile con la comunità di riferimento, durante il quale il condannato potesse anche attivare forme di risarcimento/riparazione alla comunità offesa dal gesto criminale. Target specifico delle azioni erano soggetti alla prima detenzione, in fase di dimissione, appellanti e/o ricorrenti, con priorità per giovani adulti e donne.

Il progetto si è strutturato in quattro aree. La prima ruotava intorno ai servizi alla persona: ogni soggetto aveva un case manager   di riferimento che sviluppava un percorso mirato e individualizzato, i servizi alla persona sono stati modulati a seconda delle esigenze individuali e sono stati concepiti su di un modello assimilabile al Servizio dote della Regione Lombardia; la seconda area è stata la realizzazione di un modello integrato per un incremento delle opportunità di accoglienza, formazione/lavoro, housing e accompagnamento sociale; la terza ha visto azioni di informazione e sensibilizzazione al tema delle misure alternative alla detenzione verso Enti Locali, Servizi Territoriali, Associazioni di volontariato, Associazioni datoriali e sindacali. La sensibilizzazione ha agito all’esterno nei confronti del territorio e all’interno con la formazione alle equipe di progetto; in fine i risultati sono stati valutati dall’Università degli Studi di Milano Bicocca (fornitore e finanziatore).

http://www.agesol.it/progetto_aria.php

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