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Rinasce IARD, una ricerca che crea azione per le nuove generazioni | ISTITUTO IARD

Rinasce IARD, una ricerca che crea azione per le nuove generazioni

di Paolo Paroni

Presidente Rete Iter.

Riparte oggi in forma pubblica l’esperienza dell’Istituto Iard Franco Brambilla.

L’Istituto IARD è stato fondato a Milano nel 1961 da Franco Brambilla e, dopo la sua scomparsa, intitolato a suo nome dal 2002. Per mezzo secolo ha rappresentato un punto di riferimento nel campo della ricerca sociologica e della formazione professionale ad essa collegata. Presente sul territorio nazionale con un’attenzione costante all’evoluzione di atteggiamenti e comportamenti, l’Istituto IARD ha sempre posto al centro delle proprie attività di ricerca l’osservazione dei fenomeni legati alla condizione giovanile, analizzata sia nei suoi aspetti strutturali, sia all’interno delle proiezioni sociali e dei vissuti individuali. La vita dell’Istituto è stata animata da importanti attori della sociologia italiana, tra cui un ruolo centrale ha avuto il prof. Antonio De Lillo (venuto a mancare nel 2012) e il prof. Alessandro Cavalli, che hanno dato a IARD un impronta determinante sul piano dei contenuti di ricerca e sul piano metodologico.

Dopo le difficoltà economiche che avevano portato alla chiusura dell’Istituto, l’esperienza di Iard rischiava di venire dispersa. Insieme ad alcuni testimoni diretti e alcuni ricercatori storici dell’Istituto, Rete Iter ha deciso di assumersi l’impegno di recuperare il patrimonio, il marchio e le competenze di Iard, assumendone la proprietà con l’obiettivo di valorizzarlo come “bene comune”, a servizio della comunità scientifica, della comunità istituzionale, degli amministratori pubblici, degli operatori sociali, insegnanti, educatori.

Questo recupero e l’avvio di una (impegnativa) rinascita è stato possibile grazie alla collaborazione tra Rete Iter e i sociologi di alcune università italiane: l’Università di Trento con il prof. Carlo Buzzi, l’Università di Milano Bicocca con la prof.ssa Carmen Leccardi, l’Università di Pavia con la prof.ssa Marita Rampazi, l’Università Lumsa di Roma con la prof.ssa Donatella Pacelli, l’Università Federico II di Napoli con la prof.ssa Enrica Amaturo e il prof. Lello Savonardo.

L’idea che guida questa “impresa” è quella di costituire un network di promozione e diffusione di studi e ricerche che fornisca un supporto scientifico ai decisori politici e agli attori delle politiche giovanili. IARD rinasce come una “piattaforma” informativa e scientifica funzionale al processo decisionale, selezionando, elaborando, testando metodi e strumenti di valutazione dell’impatto delle politiche e dell’efficienza della spesa pubblica e contribuendo alla conoscenza dei problemi connessi all’attuale condizione giovanile in Italia. Assumiamo uno sguardo “trasversale” a tutti gli ambiti dell’intervento pubblico che abbiano una ricaduta sulla popolazione giovanile, fornendo un supporto scientifico ai decisori politici in questi ambiti.

In sostanza, il “nuovo Iard” vuole unire la prerogativa storica dell’Istituto, ovvero la ricerca sociale in profondità che offre elementi di conoscenza puntuale della realtà, con la natura propria di un’organizzazione come Rete Iter, ovvero il sostegno all’implementazione di politiche orientate alla piena inclusione sociale delle giovani generazioni. Ricerca e azione, coniugate da una centralità dei processi valutativi, sono quindi le strategie che guidano il rilancio dell’esperienza di Iard.

Vogliamo rilanciare un percorso di conoscenza, di approfondimento, di scambio. Ma anche di soluzioni, di proposte, di esperienze utili da diffondere, affinché la conoscenza prodotta generi un cambiamento, a vantaggio delle nuove generazione e della società intera. Una ricerca che unisce i saperi accademici e i saperi delle prassi, che li ricongiunge, li ricompone e contribuisce a creare un sapere diffuso. Crediamo che oggi sia urgente rimettere al centro dell’agenda pubblica il tema della “conoscenza”. Nello specifico, una maggiore conoscenza delle questioni e delle politiche legate alla condizione giovanile necessita di nuovi apprendimenti, di dati certi su cui fondare le decisioni, di valutazione degli impatti prodotti. L’Italia è il paese a economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto alla recessione, e continua a farlo. Vari studi hanno evidenziato come le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 abbiano assorbito (e assorbiranno) il maggiore costo della più grave crisi economica del dopoguerra.

Analizzare le condizioni e le politiche connesse alle giovani generazioni rappresenta un fattore prioritario per assumere decisioni adeguate al futuro del sistema Paese. Le politiche giovanili, in questa logica, si configurano come politiche di investimento sociale, dello sviluppo, della conoscenza, dell’autonomia e della fiducia. Si tratta quindi di politiche che mettano insieme la promozione di competenze e abilità sociali, la riduzione delle forme di dipendenza e ritardo nella transizione a ruoli adulti, l’opportunità di partecipare alla costruzione del “sociale”, l’assunzione di potere e responsabilità nei diversi contesti di vita. In tal senso, Iard vuole costituire uno “luogo” di analisi, osservazione e informazione funzionale al processo decisionale e alla verifica dell’impatto sociale delle decisioni politiche, istituzionali ed economiche sulle issues connesse alle condizioni giovanili in Italia.

Per tutti coloro che si impegnano nelle politiche per i giovani e gli adolescenti (almeno coloro che lo fanno da qualche anno), i “Rapporti Iard sulla condizione giovanile in Italia” che dal 1983 e per sei successive edizioni (l’ultima ricerca è pubblicata nel 2007) sono stati realizzati e pubblicati (sotto il coordinamento nel tempo di Antonio De Lillo, Alessandro Cavalli, Carlo Buzzi) hanno rappresentato un punto di riferimento preciso per conoscere qualcosa della realtà giovanile italiana. Quei rapporti, per la scientificità dell’approccio e per la rigorosità delle analisi condotte, sono stati per almeno tre decenni un fondamento dalla ricerca sociale sulla società italiana.

Quei rapporti e le altre numerose ricerche effettuate negli anni dall’Istituto IARD hanno segnalato come alcune tra le tendenze emergenti nella società fossero evidenziate dalle nuove generazioni. La crescente importanza attribuita alla riflessione sui giovani e sulle politiche giovanili non va pertanto letta come l’espressione di una “emergenza” o di una particolare problematicità, ma come una scelta fondamentale per comprendere cosa sta accadendo alla società nel suo complesso (i giovani come specchio della società).

Soprattutto, quei lavori hanno evidenziato una questione che, ancora oggi, risulta centrale e purtroppo non sempre colta dalle politiche pubbliche e dai vari “luoghi” della vita sociale e civile: la questione della cittadinanza (e dei diritti e doveri) dei giovani va conosciuta e affrontata nel suo insieme, tenendo insieme i vari fattori (i processi di transizione analizzati dai rapporti Iard) che incidono sulla partecipazione alla società. Pensare a ricerche e interventi che si occupano solo di un fattore o di un processo (solo il lavoro, oppure solo la formazione, oppure solo il tempo libero), dimenticando gli altri, equivale a produrre distorsioni e ritardi nel processo di transizione alla vita adulta. Che è poi il vero obiettivo delle giovani generazioni e delle politiche per la gioventù.

IARD oggi, e in particolare questa “rivista online”, vuole essere un’occasione per condensare il patrimonio della ricerca sociale sui giovani e sulle politiche per la gioventù. Un luogo aperto e fertile per i contributi che possono arrivare da varie parti del mondo accademico, del mondo della ricerca sociale, del sistema istituzionale. Non un “istituto” in senso stretto, ma un “ponte”. Lo stesso network che ha rilanciato IARD è aperto ad altri soggetti che vogliano partecipare ad un vero e proprio investimento sul bene comune della gioventù.

Certo oggi i tempi sono cambiati e gli investimenti (pubblici e privati) in ricerca sociale sono sempre più rari (a parte il caso delle grandi aziende multinazionali) e, per svolgere ancora quel ruolo, il “nuovo Iard” deve immaginare strade e metodologie di ricerca anche innovative. Ma lo spirito non può che essere quello.